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giovedì 22 gennaio 2009

Doubt. John Patrick Stanley


Stati Uniti, anni 60, in una scuola gestita da suore una di esse sospetta che il prete, molto amato dai fedeli e dagli studenti, possa aver abusato di uno degli studenti, un ragazzino di colore. Quella che per lei è una certezza, non sembra però esserlo altrettanto per le altre persone coinvolte nella vicenda. La splendida sceneggiatura di John Patrick Stanley ruota attorno al concetto di dubbio, i dubbi della giovane Sister James sulla colpevolezza del prete, le certezze, ma non si capisce quanto reali, di Sister Aloysius. Certezze che lei vorrebbe riuscire a trasmettere, forse per superare i dubbi, che anche lei inevitabilmente ha. In modo complesso e articolato la sceneggiatura di Stanley racconta una storia terribile ma semplice e offre un piccolo ma significativo spaccato dell'America che sta uscendo dall'omicidio di JFK, i neri e gli immigrati, le chiese stracolme, una nazione benestante ma piena di incertezze. Il lavoro dei tre protagonisti è superbo, la Streep su tutti, Seymour Hoffman forse il meno incisivo, mentre Amy Adams si conferma bravissima in un ruolo non semplice. Inserita tra i due "avversari", è il personaggio forse più puro, ma di sicuro quello più ingenuo e forse con più dubbi. Intensissima è Viola Davis, la mamma del bambino di colore, in pochissimo tempo delinea un personaggio profondamente complesso, difficilissimo, che si trova, a proprio malgrado, in una situazione da cui vuole uscire, al più presto e in ogni modo, e tutta la difficoltà della situazione è messa in scena in modo splendido dalla Davis, che tiene testa alla Streep in una delle sequenze più belle della pellicola. Nel complesso un film riuscitissimo, importante, che evita giudici semplicistici, pur nell'attualità della situazione, scritto e interpretato in modo magnifico.
9/10

The reader. Stephen Daldry


Ci mancava, in effetti, un film in cui si parlasse di nazismo, non ne avevamo visto già abbastanza. Qui però, bisogna riconoscerlo, si parla si di nazismo si, ma alla fine questa problematica passa in secondo piano rispetto a quello che è il punto centrale della pellicola, il rapporto, inizialmente morboso, tra un ragazzo e un'ex ufficiale nazista, Michael e Hannah. I due si conoscono per caso, lei aiuta lui una sera che si è sentito male nell'androne del suo palazzo. Il ragazzo torna, dopo qualche tempo, per ringraziare la donna e, quasi da subito, nasce tra loro una relazione fatta di sesso e lettura. Lui legge per lei, dall'Odissea a Lady Chatterlay, lei lo ascolta, piange, ride, si emoziona. Questo idillio, sempre sul punto di scoppiare, all'improvviso si spezza, lei infatti sparisce, all'improvviso, senza dire una parola. Lui non riesce a dimenticarla e, una volta che la rivedrà, quando da studente di legge parteciperà alle udienze che la vedono coinvolta, si renderà conto di quanto lei abbia segnato la sua vita. La prima parte è decisamente la più riuscita, il rapporto tra i due, pur senza particolari spiegazioni, è ben raccontato da Daldry e, anche grazie a un'eccellente Winslet, l'impressione di trovarsi dinnanzi a un bell'affresco è evidente. Terminata questa prima fase, con la fine del loro rapporto, finisce la prima parte del film e inizia la seconda, molto più lunga, didascalica, ripetitiva e, fondamentalmente scontata. La sceneggiatura non scava dentro i personaggi, non approfondisce i ruoli, ad esempio la sua famiglia, è evidente che tutta la vita di Oskar è stata influenzata dalla relazione con Hannah, ma tutto è detto in modo assolutamente superficiale. La confezione è comunque buona, il livello tecnico è di livello, e la prova di Kate Winslet, dominatrice e protagonista assoluta della pellicola è, come al solito di livello altissimo. Daldry dirige senza alcun acuto, senza rischiare nulla, fa bene il suo compito, peccato che sia comunque un compito appena sufficiente, quando il materiale a disposizione poteva dare di sicuro qualcosa in più.
5,5/10

lunedì 5 gennaio 2009

The curious case of Benjamin Button. David Fincher


150 milioni di dollari sono stati investiti per quello che si preannuncia come uno dei film più attesi della stagione. Gli ingredienti sono decisamente intriganti, Fincher alla regia, Pitt protagonista, Cate Blanchett, un breve racconto di Fitzgerald alla base e poi, soprattutto, la storia. Benjamin è un bambino che nasce vecchio e, mentre tutti quelli intorno a lui invecchiano, lui ringiovanisce. Insomma gli ingredienti per essere un grande film ci sono davvero tutti e, innegabilmente, quello che ne è venuto fuori è un prodotto piuttosto affascinante ma, come dire, forse era lecito aspettarsi ancora di più. Soprattutto nella prima parte il film fatica a ingranare, il ritmo latita un pò e neanche Pitt riesce a risollevarlo. Meglio, decisamente, va nella seconda parte, o nella seconda e nella terza, dipende da come lo si vuol dividere, vista la durata di oltre due ore e mezzo, dove la storia riesce a funzionare sicuramente meglio e a risultare decisamente più intrigante. Viene sviluppato in modo decisamente più interessante il tema della diversità tra Benjamin e tutti gli altri, la sua presa di coscienza di non poter vivere una vita normale, la consapevolezza di dover godere al massimo di ogni situazione che la vita gli presenta, ma anche avendo la forza di rinunciare a molte gioie che una vita può riservare. La scelta dell'utilizzo del flashback non aiuta particolarmente lo sviluppo narrativo della pellicola, ma è funzionale a chiudere il cerchio sulla città in cui Benjamin vive la sua vita, la New Orleans che passa dalle magiche atmosfere degli anni venti al disastro dell'uragano Katrina. Di grandissimo livello l'interpretazione di Brad Pitt, qui giunto a una delle sue prove più mature e si può star certi che l'Academy apprezzerà le numerose trasformazioni del suo personaggio, aiutato da un trucco e da effetti speciali di eccellente livello. Meglio decisamente Pitt di Cate Blanchett, qui in una prova buona ma non eccelsa. Bravo, come al solito, Fincher, anche se il suo meglio lo ha dato in altre pellicole. Qui si ha come l'impressione che non sia il suo terreno, che la sua regia non riesca a incidere fino in fondo, che manchino trovate geniali, a parte in alcune eccellenti sequenze. Insomma nel complesso siamo di fronte a un ottimo film, confezionato magnificamente, scritto alla grande e interpretato benissimo, ma che comunque lascia un senso di vuoto, di incompiuto, gli manca un qualcosa che lo renda un capolavoro, gli manca la qualità che Fincher è riuscito a tirar fuori in film con un budget inferiore ma che erano probabilmente molto più suoi di quanto non sia questo.
8/10

domenica 4 gennaio 2009

The Wrestler. Darren Aronofsky


Le trame dei film di Aronofsky non sono mai state particolarmente lineari, anzi, tutto il contrario quindi di quello che succede in The Wrestler, leone d'oro al Festival di Venezia 2008. Randy "The Ram" Robinson è un wrestler a fine carriera. ha una figlia che non vede mai e come unica amica ha una lapdancer, della quale potrebbe pure innamorarsi. La sua vita procede senza acuti, con qualche lavoro scadente e qualche incontro finchè non avrà anche seri problemi di salute e dovrà scegliere come reimpostare la propria vita. Mickey Rourke è l'autentico dominatore della pellicola, protagonista assoluto, regala quella che è forse la migliore interpretazione della sua carriera con un'intensità e una bravura che finalmente riesce a dimostrare fino in fondo, aiutato anche da un'ottima regia di Aronofsky. Merito della sceneggiatura è quello di caratterizzare bene i personaggi, di farci capire anche in poco tempo, come nel caso della figlia, la loro personalità, senza giudicarli, presentandoceli in modo assolutamente vero e reale, senza banalizzazioni e sopratutto senza alcun patetismo. Oltre a uno straordinario Rourke, che merita l'Oscar, senza se e senza ma, molto positive sono anche Marisa Tomei e, seppur in pochissimo tempo Evan Rachel Wood. Visto che il film ha vinto il festival di Venezia quattro mesi viene da chiedersi che fine abbia fatto, dato che ancora non è annunciata alcuna uscita italiana, anche se forse è il caso di iniziare a preoccuparsi.
9,5/10

mercoledì 24 dicembre 2008

Top 20

chiaramente ci sono alcune mancanze, anche perchè vedere tutti ma proprio tutti i film è complicato, ma credo possa essere una classifica abbastanza attendibile.
i film sono quelli usciti in italia nel 2008.

20 Once. Carney
19 Cargo 200. Balabanov
18 The darjeeling limited (il treno per il darjeeling). Anderson W.
17 Cloverfield. Reeves
16 Rec. Plaza, Balaguerò
15 Lars and the real girl. (lars e una ragazza tutta sua). Gillespie
14 Non pensarci. Zanasi
13 Tutta la vita davanti. Virzì
12 Happy-go-lucky (la felicità porta fortuna). Leigh
11 La graine et le mulet (cous cous). Kechiche
10 Rachel getting married (rachel sta per sposarsi). Demme
9 Wall-E. Stanton
8 The happening (e venne il giorno). Shyamalan
7 Slumdog millionaire (the millionaire). Boyle
6 Gomorra. Garrone
5 Juno. Reitman
4 The dark knight. Nolan
3 There will be blood (il petroliere). Anderson P.T.
2 Il divo. Sorrentino
1 Le scaphandre et le papillon (lo scafandro e la farfalla). Schnabel

lunedì 15 dicembre 2008

Pranzo di ferragosto. Gianni Di Gregorio


Pranzo di ferragosto ricevette a Venezia una grande accoglienza. La storia è molto semplice; un uomo maturo vive a casa con la madre, ha pochi soldi e vari debiti e quindi si trova costretto a ospitare a Ferragosto le madri di alcuni conoscenti con cui è in debito, l'amministratore del condominio, che oltre la madre gli rifila anche una zia e il medico. L'uomo si ritrova quindi a dover gestire quattro arzille vecchiette, tutte con i propri capricci e i propri vizi, da chi vuole assolutamente uscire la notte a chi pretende di mangiare nonostante la salute non sia brillante. Gli attori sono sicuramente simpatici, la regia discreta, ma il giochino stanca molto in fretta, nonostante il film sia molto breve. Peccato, perchè l'idea è sicuramente simpatica, ma manca qualsiasi acuto che lo renda veramente interessante.
5/10

Låt den rätte komma in. Let the right one in (Lasciami entrare). Tomas Alfredson


Due bambini sono i protagonisti. Oskar è piuttosto solitario, subisce i bulli, senza riuscire a reagire, Eli non è propriamente una bambina di dodici anni, nasconde un segreto, che scopriamo abbastanza in fretta. Lo scenario è quello della periferia di Stoccolma qualche decennio fa, desolante, costantemente fredda e innevata. Oskar e Eli diventano amici, sono soli, hanno un carattere simile, si intendono bene, pur con i loro problemi e i loro segreti. L'amicizia aiuterà Oskar, gli farà acquisire una maggiore fiducia in se stesso, una maggiore abilità ad affrontare le situazioni della vita. La vicenda viene raccontata senza eccessi, senza un particolare uso della violenza, che sarebbe stato inutile e controproducente, ma anzi con grande semplicità e tenerezza, accompagnando il tutto con una colonna sonora mai invadente, ma spesso presente e tra l'altro bellissima. La fotografia è notevolissima, la regia buonissima, i due protagonisti bravissimi. Un film sui vampiri, di sicuro, ma con un linguaggio che non siamo abituati a vedere, tenerissimo, quasi commovente, lontanissimi da qualsiasi tentazione splatter. Dalla Svezia uno dei migliori film dell'anno.
9/10

giovedì 27 novembre 2008

Cargo 200. Aleksei Balabanov.


Unione Sovietica. 1984. Il regime è ormai prossimo alla dissoluzione. Un professore di ateismo di stato all'università di Leningrado, il fratello, dirigente dell'esercito, un poliziotto folle, un produttore clandestino di vodka, la figlia del segretario regionale del partito comunista sono i protagonista di questa vicenda allucinante e allucinata, ambientata tra Leninsk e la sua periferia, nella Siberia meridionale. La dissoluzione dell'Unione Sovietica sembra dissolvere con se stessa i suoi abitanti, spingendoli a una follia, spesso immotivata e incomprensibile e creando un mondo fatto unicamente di folli, ubriachi e vittime. Breve, ed è un gran merito, perchè non aveva senso dilungarsi ulteriormente, è un film assolutamente spietato nel suo svolgimento, un pugno nello stomaco durissimo, una rappresentazione allucinante, ma probabilmente verissima, di quella che era l'Urss negli anni 80. Buonissima la sceneggiatura, ispirata a fatti realmente accaduti, bravissimo Balabanov nella direzione degli attori e nelle scelte registiche, raramente banali. Ottimo il cast, nel quale spiccano un allucinato Aleksei Poluyan e una bella e bravissima Agniya Kuznetsova.
Tra le cose migliori dell'anno.
8,5/10

domenica 16 novembre 2008

L'enfant. Jean-Pierre e Luc Dardenne.


Bruno e Sonia, una giovane coppia che vive di espedienti nella provincia belga, si ritrova a dover affrontare la nascita di un bambino. Se Sonia sembra essere in grado di reggere le proprie responsabilità, certo lo stesso non si può dire per Bruno, che con il suo comportamento rischia di distruggere il loro rapporto. La confezione dell'enfant è tipica dei fratelli Dardenne, macchina da presa in spalla, nessuna colonna sonora e realismo assoluto. Il grandissimo punto di forza del film è la capacità dei Dardenne di esplorare i loro protagonisti e le loro debolezze e, seppur seguendo pochi giorni della loro vita, riusciamo a comprendere moltissimo della loro personalità. Ambientandolo in una periferia belga squallida e senza speranze, i Dardenne comunque non cercano la tragedia e il bellissimo finale potrebbe quasi essere considerato un happy end. Rimane in ogni caso il dubbio di chi sia il vero enfant del titolo. Straordinari i due attori, il protagonista Renier e la non protagonista Françoise.
9/10

Napoleon Dynamite. Jared Hess


Passato sostanzialmente inosservato nella sua uscita italiana, poche le sale che l'hanno proiettato e pochi gli euro incassati, questo Napoleon Dynamite è l'opera prima di Jared Hess, americano di Preston, Idaho, che ha girato la pellicola nella sua città natale. Il protagonista, Napoleon, interpretato da un eccellente Jon Heder, è definibille come il più grosso "soggetto" di tutta la scuola, picchiato dagli altri ragazzi, preso in giro dalle ragazze e, fino all'arrivo di Pedro, completamente solo. La vita familiare non è molto più idilliaca; Napoleon vive con la nonna e un fratello che passa le giornate chattando e dedicandosi a strambi passatempi. Nella vita di Napoleon entrano poi lo zio, una sorta di sfigato dongiovanni, mediocre venditore ambulante, il catatonico amico messicano Pedro, e una serie di ragazze, dalla fotografa Deb alle due cheerleaders Trisha e Summer. Tutti i personaggi sono ridicolmente caratterizzati fino all'eccesso, tant'è che ci appaiono quasiì patetici. E questa loro pateticità rischia quasi di ingenerare tenerezza nello spettatore. Ma, superata rapidamente la fase tenera, ci si diverte, e molto, con le assurde disavventure di Napoleon, e il kitsch tocca il suo culmine nello spassosissimo ballo finale.
Nel complesso il film è poi molto ben confezionato; Hess è bravo nel dirigere gli attori e nel presentarci il vuoto tipico dell'immensa provincia americana.
Si tratta comunque soltanto di puro e semplice spassosissimo divertimento.
7,5/10

mercoledì 12 novembre 2008

The Burning Plain. Guillermo Arriaga


Non avevo eccessive aspettative dalla prima regia di Arriaga, più che altro curiosità, anche perchè Babel mi è piaciuto moltissimo, così come 21 grammi non mi ha detto assolutamente nulla. Certo qui non c'è Innarritu alla regia, e già questa è una notevole novità, ma gli ingredienti sono sempre gli stessi. Storie che si intrecciano molto abilmente, qui sono 3, fotografia molto diversa, a seconda dell'ambientazione, un evento catastrofico a far da collante al tutto e a far riconvergere tutti i personaggi. La sceneggiatura di Arriaga è il maggior punto di forza della pellicola, i personaggi, con tutti i loro problemi, paure, indecisioni e drammi del passato, sono caratterizzati bene e, nella scelta dei collegamenti tra le varie situazioni ci sono sicuramente meno forzature che in altre pellicole. Il discorso si fa inoltre più fluido e coinvolgente, anche perchè il film non è eccessivamente lungo. Brava la Theron, bene il resto del cast, diretto senza particolari eccessi da Arriaga.
7,5/10

domenica 9 novembre 2008

Si può fare. Giulio Manfredonia


1983. La legge Basaglia era entrata da poco in vigore quando un sindacalista viene nominato direttore di una cooperativa nella quale lavorano numerose persone affette da vari tipi di handicap mentali. Dopo le titubanze iniziali, la cooperativa si specializza nell'installazione di parquet. Ovviamente il perscorso non sarà semplice, sorgeranno numerosi problemi, però l'esperienza sarà positiva per tutti. Dal sindacalista, ai malati, fino ai medici. La storia è piuttosto semplice e si sviluppa in modo chiaramente prevedibile e abbastanza schematico. Inoltre la caratterizzazione dei personaggi è piuttosto debole e alcune situazioni sono poco approfondite. Ciò non toglie che il film sia decisamente piacevole da seguire, diverta e faccia anche rilfettere in modo intelligente sul tema della chiusura dei manicomi e dell'abuso dei farmaci per tenere tranquilli i "matti". Convince decisamente più la prima parte, meglio sviluppata e più incisiva, nella seconda invece si tende troppo a cercare una facile emozione e si eccede un pò con la lunghezza. Buono il cast, Colangeli su tutti, molto buona la direzione degli attori di Manfredonia.
6,5/10

mercoledì 5 novembre 2008

Le scaphandre et le papillon. Lo scafandro e la farfalla. Julian Schnabel


La vera storia di Jean Dominique Bauby, colpito da ictus nel dicembre del 1995. Al momento del suo risveglio Bauby, direttore della rivista Elle, scopre di poter muovere soltanto una palpebra, quella sinistra. Nonostante questa situazione Bauby non si arrende e riuscirà a dettare i suoi pensieri, che diventeranno un libro. La prima parte del film è un'esperienza angosciante, noi vediamo quello che succede attraverso l'occhio del protagonista, sentiamo i suoi pensieri, Schnabel sceglie quindi di di farci entrare nella stessa situazione in cui si trovava Bauby al risveglio dal suo incidente. Successivamente cambia la prospettiva, ci fa anche vedere Bauby, non più attraverso Bauby, utilizzando anche numerosi flashback per presentarci il personaggio e la sua vita, citando anche più o meno velatamente altre pellicole del passato, per esempio Singin' in the rain o i 400 colpi. Se la prima parte della pellicola è quasi insostenibile, per l'atroce situazione in cui si trova e per la fantastica abilità di Schnabel nel presentarcela, la seconda è più "semplice", quasi liberatoria, ma non certo meno efficace. Grandissimo poi è Schnabel nell'evitare accuratamente qualsiasi traccia di patetismo e nell'evitare qualunque facile commozione. Meraviglioso il cast, eccelsa la regia di Schnabel. Uno spettacolo incredibile per gli occhi e per la mente, un film pazzesco, un'emozione assoluta.
10/10

Tutta la vita davanti. Paolo Virzì


Grandissima commedia, spassosa, intelligente, ma decisamente profonda. Un ritratto agrodolce dell'Italia attuale, diretto alla grande, scritto forse ancora meglio.
Bravissimo Virzì a scegliere un tono grottesco e paradossale, ottimo il cast, in cui spicca Isabella Ragonese, davvero una piacevolissima scoperta.
Durante la visione si ride molto spesso, ma alla fine rimane solo una grande tristezza e molto amaro in bocca.
Uno dei film italiani migliori degli ultimi anni.
8,5/10

domenica 2 novembre 2008

Burn after reading. Joel - Ethan Coen


Prosegue l'incomprensibile carriera dei due fratelli del Minnesota, questa volta alle prese con una commedia leggerissima e senza particolare senso. Si parla di spie, complotti, reali o immaginari, paure, difficoltà di relazione, tradimenti, tutto mischiato in una pellicola breve e piacevole, ma che forse avrebbe potuto e dovuto osare un pò di più. Eccellente Pitt, in un cast di ottimo livello ma nel complesso comunque alla fine rimane un senso di vuoto, come spesso (o sempre) capita quando i Coen si cimentano nella commedia.
5,5/10

Miracle at St. Anna. Miracolo a Sant'Anna. Spike Lee.


Pur con tante imperfezioni e eccessive lungaggini in certe parti, il film di Lee mi è piaciuto.. Anche se siamo ben lontani da altri suoi film, diciamo che potrebbe essere considerato uno Spike Lee minore, nonostante si avverta quanto gli stia a cuore l'argomento.
Più che altro, tutte le polemiche sulla resistenza mi sembrano sterili e piuttosto immotivate. E' un film sulla difficile integrazione dei neri negli Stati Uniti negli anni 40, rifiutati in patria, però costretti a morire in guerra.
Queste polemiche, figlie di un certo provincialismo, in Italia hanno purtroppo preso il sopravvento, e in pochi si sono concentrati su quello che veramente voleva dire Lee, che non è certo l'andare contro la resistenza, che poi è una evidentissima forzatura considerare un singolo partigiano "la resistenza".
A tratti didascalico, a tratti anche noioso, decisamente troppo lungo, rimane però un prodotto riuscito e coraggioso.
6,5/10

sabato 1 novembre 2008

Der Baader Meinhof komplex. La banda Baader Meinhof. Uli Edel.


Il film analizza il periodo 1967-1977, quando la Germania federale fu scossa e sconvolta, anche se all'inizio tanti erano i sostenitori, dalle azioni della Rote Armee Fraktion, Raf.
Peccato che però del film risaltino quasi esclusivamente i problemi e, se ci sono lati positivi, si fa davvero fatica a trovarli. La sceneggiatura mette moltissima carne al fuoco, cerca di raccontare il più possibile, ma alla fin fine viene fuori un minestrone insipido, incapace di approfondire e spiegare la situazione, e senza una interessante caratterizzazione dei personaggi. La scelta di Edel di usare pochi effetti speciali, luce naturale e camera a mano sembra anche giusta, ma non cambia il giudizio, che è quello di un film scritto male e poco interessante, sopratutto se non si conosce bene la storia.
Peccato, perchè il cinema tedesco negli ultimi anni aveva presentato vari ottimi lavori.
4/10

The devil wears Prada. Il diavolo veste Prada. David Frankel


La brava e promettente giornalista Andrea, nonostante fosse già stata accettata dall'università di Stanford, vi rinuncia per provare a lavorare nel mondo della carta stampata. L'inizio però non è dei più facili, viene infatti assunta nella prestigiosa rivista di moda "Runway", diretta da una delle donne più influenti e esigenti nel campo, Miranda Priestly.
Andy, dopo un primo periodo veramente duro, riuscirà a comprendere i meccanismi del suo lavoro e a dimostrare di essere in grado di soddisfare tutte le richieste di Miranda.
Il soggetto non è certo tra i più originali e anche la costruzione non si distacca dal deja-vu, però la pellicola ha indubbiamente un qualcosa in più, dato da uno scintillante cast, una serie di trovate piuttosto riuscite, il tutto ambientato in una cornice lussuosa.
Meryl Streep, eccezionale, e che si candida per l'ennesima nomination agli academy awards, mette in scena una donna in carriera, temuta e ripsettata, ma non per questo odiata, riuscendo nello stesso tempo anche a mettere in luce le fragilità di una personalità così forte e, come dice il titolo, diabolica.
Anne Hathaway, Stanley Tucci e Emily Blunt completano un cast molto ben affiatato, in cui la Blunt dimostra tutto quanto di buono aveva già fatto in My summer of love, la Hathaway funziona bene e Stanley Tucci è, anche se forse un pò troppo macchiettistico, straordinario e spassosissimo.
Forse un parziale punto debole può essere il resto dei personaggi, sciatti e quasi inutili, e protagonisti di tutte le situazioni più banali della pellicola.
Una New York splendida e frenetica fa da cornice alla pellicola, e bene sono evidenziati i ritmi caotici degli abitanti della grande mela.
Svavillante l'ambientazione, dal Rockfeller Center, dove si trova la redazione di Runway, passando per tutte le bellissime avenue, fino alla giusta inquadratura finale della città vista dall'alto.
6.5/10

Across the universe. Julie Taymor


Il musical non è propriamente un genere che mi attira. anzi, potendo preferisco sempre evitarlo. non so ma mai riesce a conquistarmi fino in fondo. diciamo anzi che più che altro mi annoia. Ma già moulin rouge era riuscito a impressionarmi molto favorevolmente e a farmi ricredere. Across the universe fa un passo in più, riesce a conquistarmi in pieno. Sarà il fatto, per una volta, di conoscere tutte le canzoni, che i protagonisti, chi bene chi meno, reinterpretano, sia il fatto che il film della Taymor, a parte una un pò strascicata parte centrale, funziona alla grande. All you need is love (?)
7.5/10

[Rec]. Jaume Balaguerò e Paco Plaza


Claustrofobico horror ambientato in una palazzina di Barcellona. Una troupe televisiva segue i vigili del fuoco in quella che sembra una nottata tranquilla. La giornalista e l'operatore sono convinti che sarà una notte piuttosto piatta e ci sarà il rischio di annoiare gli spettatori. Ma quando troupe e vigili del fuoco arrivano in una palazzina per aiutare una donna rimasta chiusa in casa si renderanno conto che qualcosa di strano sta succedendo. Film brevissimo, meno di un'ora e un quarto, ritmo serratissimo, uso della videocamera a mano simil Cloverfield, montaggio eccellente. Che la storia sia poco originale non interessa a nessuno, quel che conta è la resa sullo schermo. Bravissima la protagonista Manuela Velasco, giustamente premiata come miglior attrice esordeinte ai premi Goya.
8/10