giovedì 22 gennaio 2009

Doubt. John Patrick Stanley


Stati Uniti, anni 60, in una scuola gestita da suore una di esse sospetta che il prete, molto amato dai fedeli e dagli studenti, possa aver abusato di uno degli studenti, un ragazzino di colore. Quella che per lei è una certezza, non sembra però esserlo altrettanto per le altre persone coinvolte nella vicenda. La splendida sceneggiatura di John Patrick Stanley ruota attorno al concetto di dubbio, i dubbi della giovane Sister James sulla colpevolezza del prete, le certezze, ma non si capisce quanto reali, di Sister Aloysius. Certezze che lei vorrebbe riuscire a trasmettere, forse per superare i dubbi, che anche lei inevitabilmente ha. In modo complesso e articolato la sceneggiatura di Stanley racconta una storia terribile ma semplice e offre un piccolo ma significativo spaccato dell'America che sta uscendo dall'omicidio di JFK, i neri e gli immigrati, le chiese stracolme, una nazione benestante ma piena di incertezze. Il lavoro dei tre protagonisti è superbo, la Streep su tutti, Seymour Hoffman forse il meno incisivo, mentre Amy Adams si conferma bravissima in un ruolo non semplice. Inserita tra i due "avversari", è il personaggio forse più puro, ma di sicuro quello più ingenuo e forse con più dubbi. Intensissima è Viola Davis, la mamma del bambino di colore, in pochissimo tempo delinea un personaggio profondamente complesso, difficilissimo, che si trova, a proprio malgrado, in una situazione da cui vuole uscire, al più presto e in ogni modo, e tutta la difficoltà della situazione è messa in scena in modo splendido dalla Davis, che tiene testa alla Streep in una delle sequenze più belle della pellicola. Nel complesso un film riuscitissimo, importante, che evita giudici semplicistici, pur nell'attualità della situazione, scritto e interpretato in modo magnifico.
9/10

The reader. Stephen Daldry


Ci mancava, in effetti, un film in cui si parlasse di nazismo, non ne avevamo visto già abbastanza. Qui però, bisogna riconoscerlo, si parla si di nazismo si, ma alla fine questa problematica passa in secondo piano rispetto a quello che è il punto centrale della pellicola, il rapporto, inizialmente morboso, tra un ragazzo e un'ex ufficiale nazista, Michael e Hannah. I due si conoscono per caso, lei aiuta lui una sera che si è sentito male nell'androne del suo palazzo. Il ragazzo torna, dopo qualche tempo, per ringraziare la donna e, quasi da subito, nasce tra loro una relazione fatta di sesso e lettura. Lui legge per lei, dall'Odissea a Lady Chatterlay, lei lo ascolta, piange, ride, si emoziona. Questo idillio, sempre sul punto di scoppiare, all'improvviso si spezza, lei infatti sparisce, all'improvviso, senza dire una parola. Lui non riesce a dimenticarla e, una volta che la rivedrà, quando da studente di legge parteciperà alle udienze che la vedono coinvolta, si renderà conto di quanto lei abbia segnato la sua vita. La prima parte è decisamente la più riuscita, il rapporto tra i due, pur senza particolari spiegazioni, è ben raccontato da Daldry e, anche grazie a un'eccellente Winslet, l'impressione di trovarsi dinnanzi a un bell'affresco è evidente. Terminata questa prima fase, con la fine del loro rapporto, finisce la prima parte del film e inizia la seconda, molto più lunga, didascalica, ripetitiva e, fondamentalmente scontata. La sceneggiatura non scava dentro i personaggi, non approfondisce i ruoli, ad esempio la sua famiglia, è evidente che tutta la vita di Oskar è stata influenzata dalla relazione con Hannah, ma tutto è detto in modo assolutamente superficiale. La confezione è comunque buona, il livello tecnico è di livello, e la prova di Kate Winslet, dominatrice e protagonista assoluta della pellicola è, come al solito di livello altissimo. Daldry dirige senza alcun acuto, senza rischiare nulla, fa bene il suo compito, peccato che sia comunque un compito appena sufficiente, quando il materiale a disposizione poteva dare di sicuro qualcosa in più.
5,5/10

lunedì 5 gennaio 2009

The curious case of Benjamin Button. David Fincher


150 milioni di dollari sono stati investiti per quello che si preannuncia come uno dei film più attesi della stagione. Gli ingredienti sono decisamente intriganti, Fincher alla regia, Pitt protagonista, Cate Blanchett, un breve racconto di Fitzgerald alla base e poi, soprattutto, la storia. Benjamin è un bambino che nasce vecchio e, mentre tutti quelli intorno a lui invecchiano, lui ringiovanisce. Insomma gli ingredienti per essere un grande film ci sono davvero tutti e, innegabilmente, quello che ne è venuto fuori è un prodotto piuttosto affascinante ma, come dire, forse era lecito aspettarsi ancora di più. Soprattutto nella prima parte il film fatica a ingranare, il ritmo latita un pò e neanche Pitt riesce a risollevarlo. Meglio, decisamente, va nella seconda parte, o nella seconda e nella terza, dipende da come lo si vuol dividere, vista la durata di oltre due ore e mezzo, dove la storia riesce a funzionare sicuramente meglio e a risultare decisamente più intrigante. Viene sviluppato in modo decisamente più interessante il tema della diversità tra Benjamin e tutti gli altri, la sua presa di coscienza di non poter vivere una vita normale, la consapevolezza di dover godere al massimo di ogni situazione che la vita gli presenta, ma anche avendo la forza di rinunciare a molte gioie che una vita può riservare. La scelta dell'utilizzo del flashback non aiuta particolarmente lo sviluppo narrativo della pellicola, ma è funzionale a chiudere il cerchio sulla città in cui Benjamin vive la sua vita, la New Orleans che passa dalle magiche atmosfere degli anni venti al disastro dell'uragano Katrina. Di grandissimo livello l'interpretazione di Brad Pitt, qui giunto a una delle sue prove più mature e si può star certi che l'Academy apprezzerà le numerose trasformazioni del suo personaggio, aiutato da un trucco e da effetti speciali di eccellente livello. Meglio decisamente Pitt di Cate Blanchett, qui in una prova buona ma non eccelsa. Bravo, come al solito, Fincher, anche se il suo meglio lo ha dato in altre pellicole. Qui si ha come l'impressione che non sia il suo terreno, che la sua regia non riesca a incidere fino in fondo, che manchino trovate geniali, a parte in alcune eccellenti sequenze. Insomma nel complesso siamo di fronte a un ottimo film, confezionato magnificamente, scritto alla grande e interpretato benissimo, ma che comunque lascia un senso di vuoto, di incompiuto, gli manca un qualcosa che lo renda un capolavoro, gli manca la qualità che Fincher è riuscito a tirar fuori in film con un budget inferiore ma che erano probabilmente molto più suoi di quanto non sia questo.
8/10

domenica 4 gennaio 2009

The Wrestler. Darren Aronofsky


Le trame dei film di Aronofsky non sono mai state particolarmente lineari, anzi, tutto il contrario quindi di quello che succede in The Wrestler, leone d'oro al Festival di Venezia 2008. Randy "The Ram" Robinson è un wrestler a fine carriera. ha una figlia che non vede mai e come unica amica ha una lapdancer, della quale potrebbe pure innamorarsi. La sua vita procede senza acuti, con qualche lavoro scadente e qualche incontro finchè non avrà anche seri problemi di salute e dovrà scegliere come reimpostare la propria vita. Mickey Rourke è l'autentico dominatore della pellicola, protagonista assoluto, regala quella che è forse la migliore interpretazione della sua carriera con un'intensità e una bravura che finalmente riesce a dimostrare fino in fondo, aiutato anche da un'ottima regia di Aronofsky. Merito della sceneggiatura è quello di caratterizzare bene i personaggi, di farci capire anche in poco tempo, come nel caso della figlia, la loro personalità, senza giudicarli, presentandoceli in modo assolutamente vero e reale, senza banalizzazioni e sopratutto senza alcun patetismo. Oltre a uno straordinario Rourke, che merita l'Oscar, senza se e senza ma, molto positive sono anche Marisa Tomei e, seppur in pochissimo tempo Evan Rachel Wood. Visto che il film ha vinto il festival di Venezia quattro mesi viene da chiedersi che fine abbia fatto, dato che ancora non è annunciata alcuna uscita italiana, anche se forse è il caso di iniziare a preoccuparsi.
9,5/10

El orfanato. The orphanage. Juan Antonio Bayona


L'ennesima storiellina che mischia fiaba e horror, che cerca di spaventare senza eccedere, che non esagera coi colpi di scena e cerca un finale originale ma comunque straprevedibile. Così ho trovato The orphanage, noioso, prevedibile e nel complesso completamente inutile. Non ci ho visto nessuno spunto, da nessun punto di vista, che possa essere minimamente interessante. Eppure sapevo che era presentato da Guillermo del Toro, era quello l'indizio che mi doveva far capire che non dovevo neanche provare a vederlo.
4/10

Frost/Nixon. Ron Howard


Il ritorno alla regia di Ron Howard, dopo il poco riuscito Cinderella Man, affronta uno dei casi televisivi più importanti degli anni 70. L'intervista che il presidente dimissionario Richard Nixon rilasciò a David Frost, presentatore televisivo alle prese con la sua prima intervista politica. L'attesa per l'intervista era altissima, Nixon puntava a riabilitare la sua figura, Frost a creare uno spettacolo che attirasse il maggior numero di spettatori e che lanciasse definitivamente la sua carriera giornalistica. Il film segue nella prima parte la nascita dell'idea dell'intervista, con piccolissimi spunti documetaristici, ma comunque rimanendo quasi esclusivamente fiction, e ci presenta i personaggi, oltre a Frost e Nixon, anche i loro più stretti collaboratori, caratterizzandoli in modo però piuttosto approssimativo. La seconda parte è più incentrata sui quattro giorni di intervista, mentre spazio minore è concesso a quel che succede poco. La confezione di Howard è come al solito di spessore, la sceneggiatura, pur carente nelle caratterizzazioni di alcuni personaggi, è discreta, pur rimanendo piuttosto lineare e mai veramente in grado di coinvolgere in pieno lo spettatore. Nella sfida tra gli attori la vittoria spetta di sicuro a Frank Langella, che ci presenta un Richard Nixon che inizia a rendersi conto dei disastri della sua presidenza, non limitandosi ad imitarlo, ma anche riuscendo a reinterpretarlo. Bravo comunque anche Michael Sheen, anche se il suo David Frost non è certo indimenticabile. Bello, da sentire in originale, il gioco degli accenti, l'inglese di Frost e l'americano di Langella. Nel complesso un film abbastanza interessante, che ci offre un ritratto dell'America che entrerà da li a qualche anno nell'era di Reagan, parlandoci di una delle figure presidenziali più negative di sempre, almeno finchè non è arrivato George W.
6,5/10

Revolutionary Road. Sam Mendes


In Revolutionary Road ci sono due grandi ritorni, entrambi molto attesi. Quello principale, rivedere Leonardo Di Caprio e Kate Winslet lavorare assieme dieci anni dopo Titanic, e quello non meno rilevante di Sam Mendes, il quale torna al tema della crisi familiare, come nel suo capolavoro American Beauty, anche se qui cambia completamente ambientazione e tono del racconto, pur mantenendo un'evidente impostazione teatrale. In Revolutionary Road siamo nel 1955, Frank e April sono una giovane coppia con figli, benestante, anche se entrambi non amano le proprie vite. Il lavoro di Frank è noioso e April non ama dover stare a casa, frequentando soltanto amicizie noiose, senza che nella sua vita accada mai nulla di veramente interessante. Tutto potrebbe cambiare quando la coppia decide di lasciare tutto per cercare di andare in Europa. Dopo questa decisione la coppia sembra ritrovare il proprio feeling, da tempo perduto e April, che era quella più sofferente per la situazione, appare finalmente felice. Mendes si concentra soltanto su una piccola parte della vita dei protagonisti, piccoli flashback ci riportano a momenti felici del passato, ma sono momenti poco approfonditi. Si concentra sulla crisi, facendo affrontare i propri personaggi in duelli verbali costruiti magnificamente e nei quali gli attori danno il loro meglio. I dialoghi sono straordinariamente curati, la regia di Mendes è ottima, ma sono eccezionali le prove dei due protagonisti, sopratutto Kate Winlset, qui in una delle sue interpretazioni più intense e riuscite, ma anche Di Caprio è eccellente come al solito. Anche a livello tecnico il film eccelle, costumi, scenografia e fotografia sono di gran livello e anche la colonna sonora funziona piuttosto bene. Volendo cercare qualche pecca, ho trovato che la prima parte sia meno riuscita dell'intensissima ultima mezzora ed è forse questo che non fa arrivare il film al capolavoro, ma lo fa essere un film di eccezionale fattura, cui per una lunga parte manca un pò un'anima.
8/10

mercoledì 24 dicembre 2008

Top 20

chiaramente ci sono alcune mancanze, anche perchè vedere tutti ma proprio tutti i film è complicato, ma credo possa essere una classifica abbastanza attendibile.
i film sono quelli usciti in italia nel 2008.

20 Once. Carney
19 Cargo 200. Balabanov
18 The darjeeling limited (il treno per il darjeeling). Anderson W.
17 Cloverfield. Reeves
16 Rec. Plaza, Balaguerò
15 Lars and the real girl. (lars e una ragazza tutta sua). Gillespie
14 Non pensarci. Zanasi
13 Tutta la vita davanti. Virzì
12 Happy-go-lucky (la felicità porta fortuna). Leigh
11 La graine et le mulet (cous cous). Kechiche
10 Rachel getting married (rachel sta per sposarsi). Demme
9 Wall-E. Stanton
8 The happening (e venne il giorno). Shyamalan
7 Slumdog millionaire (the millionaire). Boyle
6 Gomorra. Garrone
5 Juno. Reitman
4 The dark knight. Nolan
3 There will be blood (il petroliere). Anderson P.T.
2 Il divo. Sorrentino
1 Le scaphandre et le papillon (lo scafandro e la farfalla). Schnabel

mercoledì 17 dicembre 2008

Gli ultimi ascolti


These new puritans. Beat pyramid. Rapido e ruvido, un esordio assolutamente interessante per il gruppo londinese. Influenze new-wave, per certi versi anche hip-hop, non troppo spazio per la melodia, tutti i pezzi rapidi ed efficacissimi. Un briciolo inevitabile di ripetitività non rovina sicuramente il disco.

Vampire weekend, id. Altro esordio, questa volta siamo a New York, i ragazzi vengono dalla Columbia university. Il disco è un ottimo album indie, con suoni che rimandano all'Africa mischiati in un'atmosfera quasi, in certi pezzi, folk. La world music non c'entra nulla, ed è una fortuna, rimane un disco freschissimo, lontano dalla new wave imperante, spesso banalotta, di questi ultimi tempi.

Los Campesinos, We are beautiful, we are doomed. A otto mesi di distanza dal primo album, dal quale ci si aspettava sinceramente di più, il gruppo gallese torna con quello che è un album di livello decisamente superiore. Molto più compatto, riuscito, un ottimo indie pop rock, melodico e ballabile, appena 8 ottime canzoni, con le due voci che si intrecciano perfettamente in quello che preferiamo ritenere il vero esordio dei Los Campesinos.

TNP 7,5/10
VW 7/10
LC 8/10

lunedì 15 dicembre 2008

Censura


Quando la televisione nazionale riesce a censurare, si proprio censurare, un film che ha vinto 4 oscar, tra cui miglior regia, il golden globe, il leone d'oro, non si capisce proprio per quale motivo si debba pagare il servizio pubblico.

N.B. Il film ha avuto il divieto ai minori di 14 anni. A parte la ridicolaggine del divieto, dato che non si ritrova all'interno nessun motivo per giustificarlo, l'orario di messa in onda dava assolutamente la possibilità alla Rai di trasmetterlo senza alcun taglio, che sarebbe stato comprensibile ma non giustificabile cinquant'anni fa. Purtroppo siamo un paese puritano, ipocrita e bigotto. E lo dimostriamo ogni giorno di più.

Codice etico nella politica italiana..


Riporto volentieri il testo dal blog di Ivan Scalfarotto. E' stato redatto da Pippo Civati, Michele Dalai e Ivan Scalfarotto.


Per poter entrare a far parte dello staff di Obama bisogna rispondere a 63 domande molto precise sulla propria carriera, gli incarichi ricoperti, le partecipazioni a società, gli elementi di un possibile conflitto di interessi, le proprie attività in ambito associativo, sindacale, di categoria.
Informare circa le proprie attività finanziarie, le proprietà di cui si dispone, la propria situazione fiscale (ed eventuali mancanze e debiti contratti e multe ricevute), gli eventuali procedimenti amministrativi o legali nei quali si è (o si è stati) coinvolti.
E ciò vale per sé e per la propria famiglia, a cominciare dalla propria compagna o dal proprio compagno. Domande che riguardano anche le modalità di assunzione della persona che aiuta in casa, sia una colf o una badante, il rispetto del pagamento dei contributi dei dipendenti, il possesso di armi. Un'autocertificazione di grande serietà, in cui indicare tutto di se stessi, per evitare che l'amministrazione eletta sia in qualsiasi modo toccata o messa in imbarazzo.
Ora, non è probabilmente il caso di passare dal modello del «non fa niente» attualmente vigente in Italia a domande così numerose, ficcanti e circostanziate. Ma non sarebbe male introdurre un piccolo codice etico di ingresso, con informazioni da rendere note al partito che ti candida e agli elettori che ti sceglieranno (soprattutto se le liste, come nel caso delle politiche, sono bloccate). Cinque cose da dichiarare, perché tutti sappiano chi votano e di cui chi si candida si assume tutte le responsabilità.
Cinque regole per non avere imbarazzi, né da parte del candidato, né da parte degli elettori. Per esempio queste:
1. Dichiarare gli incarichi lavorativi, le associazioni a cui si aderisce, l'attività politica e sindacale svolta.
2. Dichiarare eventuali precedenti con la giustizia o con il fisco, segnalando il reddito proprio e della propria famiglia, nonché le proprietà di cui, direttamente o indirettamente, si dispone.
3. Dichiarare di essere in regola con tutte le norme che riguardano il mercato del lavoro e i diritti dei lavoratori, per i propri collaboratori, le persone che lavorano per la propria azienda o presso la propria abitazione.
4. Dichiarare gli eventuali elementi che possono comportare un conflitto di interessi nella gestione del proprio mandato e le modalità con le quali si intende ovviare all'insorgenza di queste problematiche.
5. Dichiarare i principali sottoscrittori della propria campagna elettorale, a partire da cifre superiori ai 1000 euro.
E' il caso di ricordare che gran parte di queste informazioni sono date dagli eletti all'ente pubblico di riferimento, e che questi dati sono pubblici e accessibili. L'evoluzione migliore sarebbe quella di produrre questa documentazione all'inizio della vicenda elettorale, perché non vi siano sorprese per nessuno. Un'anamnesi preventiva può evitare spiacevoli complicazioni dopo il voto.

Pranzo di ferragosto. Gianni Di Gregorio


Pranzo di ferragosto ricevette a Venezia una grande accoglienza. La storia è molto semplice; un uomo maturo vive a casa con la madre, ha pochi soldi e vari debiti e quindi si trova costretto a ospitare a Ferragosto le madri di alcuni conoscenti con cui è in debito, l'amministratore del condominio, che oltre la madre gli rifila anche una zia e il medico. L'uomo si ritrova quindi a dover gestire quattro arzille vecchiette, tutte con i propri capricci e i propri vizi, da chi vuole assolutamente uscire la notte a chi pretende di mangiare nonostante la salute non sia brillante. Gli attori sono sicuramente simpatici, la regia discreta, ma il giochino stanca molto in fretta, nonostante il film sia molto breve. Peccato, perchè l'idea è sicuramente simpatica, ma manca qualsiasi acuto che lo renda veramente interessante.
5/10

Låt den rätte komma in. Let the right one in (Lasciami entrare). Tomas Alfredson


Due bambini sono i protagonisti. Oskar è piuttosto solitario, subisce i bulli, senza riuscire a reagire, Eli non è propriamente una bambina di dodici anni, nasconde un segreto, che scopriamo abbastanza in fretta. Lo scenario è quello della periferia di Stoccolma qualche decennio fa, desolante, costantemente fredda e innevata. Oskar e Eli diventano amici, sono soli, hanno un carattere simile, si intendono bene, pur con i loro problemi e i loro segreti. L'amicizia aiuterà Oskar, gli farà acquisire una maggiore fiducia in se stesso, una maggiore abilità ad affrontare le situazioni della vita. La vicenda viene raccontata senza eccessi, senza un particolare uso della violenza, che sarebbe stato inutile e controproducente, ma anzi con grande semplicità e tenerezza, accompagnando il tutto con una colonna sonora mai invadente, ma spesso presente e tra l'altro bellissima. La fotografia è notevolissima, la regia buonissima, i due protagonisti bravissimi. Un film sui vampiri, di sicuro, ma con un linguaggio che non siamo abituati a vedere, tenerissimo, quasi commovente, lontanissimi da qualsiasi tentazione splatter. Dalla Svezia uno dei migliori film dell'anno.
9/10

venerdì 5 dicembre 2008

the futureheads. this is not the world


l'inizio del disco è brillante, the beginning of the twist è un singolo di buon livello, il ritmo è buono, è piuttosto accattivante. walking backwards anche segue la strada, è un altro pezzo discreto, ma inizia a ravvisarsi una certa ripetitività e quelli che erano sospetti iniziano a materializzarsi definitivamente a partire dalla terza traccia think tonight. il resto del disco prosegue senza acuti, con un sound sempre uguale, richiamando tanti altri, troppi, gruppi. kaizer chiefs su tutti, e non è certo qualcosa di cui andare fieri. per fortuna almeno alla fine del disco arriva sleet, forse il pezzo più riuscito dell'intero disco, veloce e molto orecchiabile, non salva this is not the world, ma almeno lo aiuta a non andare troppo lontano salla sufficienza.
5+/10

giovedì 4 dicembre 2008

Un attimo sospesi. Peter Marcias


Una grande città fa da sfondo alle vicende narrateci in Un attimo sospesi. Dentro questa città, inghiottiti, vivono una serie di personaggi, ognuno con i suoi problemi, le sue individualità, le sue speranze. Achille gestisce un negozio di alimentari, porta la sua spesa ai suoi clienti, ha un grosso problema però, non reisce a stare se non pochi minuti nei luoghi chiusi. Per questo ha seri problemi a relazionarsi con la sua inquilina, Francesca, una ragazza molto bella e gentile, che cerca di capirlo, anche se non è facile. Lidia è una fotografa, vive col figlio Joe in un bel palazzo, non riesce però a legare con la madre, con la quale si intuisce che ha un rapporto conflittuale da molto tempo. Nello stesso palazzo vive un professore di astronomia in pensione, un uomo che non esce mai di casa, il perfetto contraltare di Achille. Fuori città in una roulette si sviluppa la vicenda di Esther, una ex cantante, il cui fratello prova a convincere a tornare in città e che rifiuta le proposte di un'impresaria che cerca di convincerla a tornare in Ucraina, dove è ancora molto famosa. Proprio mentre i personaggi vivono le loro strane esistenze, sfiorandosi, a volte incontrandosi, arriva la notizia di un terribile attentato, cui seguirà forse una guerra.
La sceneggiatura è molto abile nel descriverci e caratterizzarci i numerosi personaggi, evita le banalizzazioni e le forzature, inevitabili spesso nei film corali come questo, pecca però un pò nella vicenda dell'attentato, pur rimanendo comunque molto positiva.
Bravo il regista, Peter Marcias, qui al suo primo lungometraggio di fiction, dopo vari corti, un film corale e un documentario. Bravo nella direzione degli attori e nelle scelte registiche mai banali. Di buonissimo livello il cast, decisamente affiatato, tra cui si segnala un bravissimo Rosario Lisma, nel ruolo di Achille, Fiorenza Tessari, nel ruolo di Lidia, Ana Caterina Morariu nel ruolo di Francesca e un sempre ottimo Paolo Bonacelli nel ruolo del professore.
Ottime sono poi la fotografia di Marco Onorato e la colonna sonora di Fabio Liberatori.
7/10

giovedì 27 novembre 2008

Cargo 200. Aleksei Balabanov.


Unione Sovietica. 1984. Il regime è ormai prossimo alla dissoluzione. Un professore di ateismo di stato all'università di Leningrado, il fratello, dirigente dell'esercito, un poliziotto folle, un produttore clandestino di vodka, la figlia del segretario regionale del partito comunista sono i protagonista di questa vicenda allucinante e allucinata, ambientata tra Leninsk e la sua periferia, nella Siberia meridionale. La dissoluzione dell'Unione Sovietica sembra dissolvere con se stessa i suoi abitanti, spingendoli a una follia, spesso immotivata e incomprensibile e creando un mondo fatto unicamente di folli, ubriachi e vittime. Breve, ed è un gran merito, perchè non aveva senso dilungarsi ulteriormente, è un film assolutamente spietato nel suo svolgimento, un pugno nello stomaco durissimo, una rappresentazione allucinante, ma probabilmente verissima, di quella che era l'Urss negli anni 80. Buonissima la sceneggiatura, ispirata a fatti realmente accaduti, bravissimo Balabanov nella direzione degli attori e nelle scelte registiche, raramente banali. Ottimo il cast, nel quale spiccano un allucinato Aleksei Poluyan e una bella e bravissima Agniya Kuznetsova.
Tra le cose migliori dell'anno.
8,5/10

martedì 25 novembre 2008

Buone notizie dal mondo


Visto che in Italia non succede nulla di buono, consoliamoci con quanto accade fuori. Vicino o lontano che sia.. Spagna, Australia. Noi invece siamo sempre più nostalgici.

I just love hearing it


Post delizioso dal blog di Marco Simoni. 2009

sabato 22 novembre 2008

Indie rock'n roll ?


dopo le schifezze presentateci da razorlight e kaiser chiefs, il buon disco dei bloc party e l'ottima opera seconda dei los campesinos, in questi giorni siamo in attesa del nuovo disco dei killers, day and age, che segue di due anni il deludentissimo sam's town. il singolo, human, non si capisce bene da che parte voglia andare, se riportare il gruppo di las vegas ai fasti dell'eccellente hot fuss oppure seguire la via più melodicamente banale di sam's town. vedremo.. e intanto aspettiamo anche il nuovo lavoro dei franz ferdinand, in uscita il 26 gennaio 2009, con la speranza che confermino il livello dei primi due ottimi album.

venerdì 21 novembre 2008

Facebook.


Noi che utilizziamo Facebook molto, (troppo ?), ne vogliamo uscire o no o non possiamo farne a meno ? Ogni tanto me lo chiedo e ho deciso che non me ne frega proprio nulla. Facebook mi piace, è tremendamente utile, semplice, divertente. Aveva ragione una persona un pò di tempo fa, quest'estate, che cercava di convincermi a utilizzarlo.. Basta email, molto meno il cellulare, Facebook funziona decisamente meglio..

Komitet Gosudarstvennoj Bezopasnosti


Più noto come Kgb. E' il nome dell'agenzia di sicurezza, servizio segreto e polizia segreta in Unione Sovietica. Attualmente ancora funzionante, ha semplicemente cambiato il proprio nome in Federalnaja Sluzba Bezopasnosti, più noto come FSB.

La Russia e i giornalisti


La Russia è una grandissima nazione. Sconfinata. Per Berlusconi, giustamente (?), l'Italia deve diventare il più importante partner commerciale della Russia. I rapporti del nostro premier con Putin e Medvedev sono eccezionali. Peccato che però la Russia abbia qualche piccolo problema a concedere a tutti di esprimere le proprie opinioni. A partire dal 16 ottobre 2000, fino ai primi di settembre 2008 i giornalisti uccisi in Russia sono ben 103 (radioradicale.it). Secondo Pravda.ru, a partire dal 1992 fino al 2007 sono infatti 218 in tutto i giornalisti russi che hanno perso la vita in circostanze misteriose. Percentuali piuttosto imbarazzanti per una nazione che vuole diventare una delle massime potenze mondiali.

lunedì 17 novembre 2008

La coerenza di Daniele


Durante la poco divertente campagna elettorale 2006 tra i pochi incontri elettorali che andai a seguire ci fu quello con Daniele Capezzone. D.C. era candidato con la RnP, progetto interessante che univa socialisti e radicali, presentando all'Italia un partito radicale finalmente e, per certi versi logicamente, schierato a sinistra. Capezzone fece un bell'intervento, si parlò di temi etici, del fatto che da destra mai venissero proposte importanti sul piano dei temi etici e dei diritti civili. Al termine dell'incontro ebbi anche il piacere di parlare con quello che era in fin dei conti il mio candidato, dato che era primo o secondo dietro la Bonino, adesso non ricordo, nella lista RnP per la Sardegna. Capezzone si dimostrò gentile e interessato al discorso, fu una discussione breve ma interessante. Come tutti sanno Capezzone fu eletto in Parlamento, aveva allora 33 anni, ed ebbe il piacere di diventare il primo radicale ad assumere la carica di Presidente di una commissione permanente della Camera. La sua attività parlamentare fu caratterizzata da moltissime assenze (fonte; http://www.radicali.it/view.php?id=99257), continui battibecchi con gli storici leader radicali Pannella e Bonino, posizioni continuamente critiche nei confronti del Governo Prodi II, probabilmente più per cercare una visibilità propria che per nobili motivi. I successivi passaggi sono la scelta del gruppo misto alla Camera, la presentazione del network Decidere.net e l'adesione al Popolo della libertà. La destra, così poco attenta ai temi etici, la destra che aveva approvato la legge 40, del cui referendum per abrogarla Capezzone fu uno dei massimi sostenitori ed esponenti, viene vista da Capezzone come una grande opportunità. Questa novità, riferendosi all'unione di FI e AN, va salutata come una grande opportunità. (decidere.net 19 novembre 2007). Successivamente Capezzone annuncia l'adesione al Pdl e diviene poi, dopo le elezioni, portavoce di Forza Italia. Quello che più colpisce è la rapidità con cui D.C. è riuscito a stravolgere completamente le proprie idee. Poco in comune si ritrova sinceramente tra i programmi radicali e quelli del PdL, ma evidentemente la poltrona per Capezzone è ben più importante della coerenza, degli ideali e anche della propria faccia. Siamo curiosi adesso di sentire quando attaccherà la legge sul divorzio o quella sull'aborto. Oppure se riparlerà mai di unioni civili o testamento biologico. Complimenti Capezzone, e adesso vedremo quale sarà il prossimo passo..

domenica 16 novembre 2008

L'enfant. Jean-Pierre e Luc Dardenne.


Bruno e Sonia, una giovane coppia che vive di espedienti nella provincia belga, si ritrova a dover affrontare la nascita di un bambino. Se Sonia sembra essere in grado di reggere le proprie responsabilità, certo lo stesso non si può dire per Bruno, che con il suo comportamento rischia di distruggere il loro rapporto. La confezione dell'enfant è tipica dei fratelli Dardenne, macchina da presa in spalla, nessuna colonna sonora e realismo assoluto. Il grandissimo punto di forza del film è la capacità dei Dardenne di esplorare i loro protagonisti e le loro debolezze e, seppur seguendo pochi giorni della loro vita, riusciamo a comprendere moltissimo della loro personalità. Ambientandolo in una periferia belga squallida e senza speranze, i Dardenne comunque non cercano la tragedia e il bellissimo finale potrebbe quasi essere considerato un happy end. Rimane in ogni caso il dubbio di chi sia il vero enfant del titolo. Straordinari i due attori, il protagonista Renier e la non protagonista Françoise.
9/10

Napoleon Dynamite. Jared Hess


Passato sostanzialmente inosservato nella sua uscita italiana, poche le sale che l'hanno proiettato e pochi gli euro incassati, questo Napoleon Dynamite è l'opera prima di Jared Hess, americano di Preston, Idaho, che ha girato la pellicola nella sua città natale. Il protagonista, Napoleon, interpretato da un eccellente Jon Heder, è definibille come il più grosso "soggetto" di tutta la scuola, picchiato dagli altri ragazzi, preso in giro dalle ragazze e, fino all'arrivo di Pedro, completamente solo. La vita familiare non è molto più idilliaca; Napoleon vive con la nonna e un fratello che passa le giornate chattando e dedicandosi a strambi passatempi. Nella vita di Napoleon entrano poi lo zio, una sorta di sfigato dongiovanni, mediocre venditore ambulante, il catatonico amico messicano Pedro, e una serie di ragazze, dalla fotografa Deb alle due cheerleaders Trisha e Summer. Tutti i personaggi sono ridicolmente caratterizzati fino all'eccesso, tant'è che ci appaiono quasiì patetici. E questa loro pateticità rischia quasi di ingenerare tenerezza nello spettatore. Ma, superata rapidamente la fase tenera, ci si diverte, e molto, con le assurde disavventure di Napoleon, e il kitsch tocca il suo culmine nello spassosissimo ballo finale.
Nel complesso il film è poi molto ben confezionato; Hess è bravo nel dirigere gli attori e nel presentarci il vuoto tipico dell'immensa provincia americana.
Si tratta comunque soltanto di puro e semplice spassosissimo divertimento.
7,5/10

giovedì 13 novembre 2008

iniziare bene la giornata


la prima canzone che si ascolta al mattino è fondamentale. sbagliarla significa irrimediabilmente rovinarsi la giornata. accendere la radio e sentirsi ad esempio l'ultimo singolo di Vasco Rossi o Ligabue potrebbe compromettere ogni speranza di impostare bene il vostro lavoro o il vostro studio. per cui bisogna riflettere con calma, selezionare la traccia, farla partire e smettere di pensare. oggi, come negli ultimi giorni ho scelto You're the reason I'm leaving dei Franz Ferdinand. that's definitely a good way to start

Friendly Fires - Friendly Fires


bene bene, un altro nuovo esordio nella scena indie inglese. come se non ce ne fossero già abbastanza. come se non apparisse un nuovo gruppo più o meno ogni 6 ore. e spesso gli esordi non valgono niente, o valgono il tempo di pochi ascolti e basta. i friendly fires non brillano di eccessiva originalità, frullano molte cose, i Bloc Party, Prince, i Talking Heads, forse anche i Franz Ferdiand. il problema è che di solito i frullati escono senza alcun sapore. come è per esempio il caso dei Klaxons. qui invece il sapore è decisamente invitante, i pezzi ottimi sono parecchi, da Paris a Jump in the pool a on board. l'atmosfera di già sentito è evidente, ma allo stesso tempo tutto funziona alla grande, convince e diverte. ottimo esordio. finalmente
7,5/10

mercoledì 12 novembre 2008

Miss Palin wants to go to Washington


Sarebbe un mio onore assistere e sostenere il nostro nuovo presidente e la nuova amministrazione, sono parole di Sarah Palin. La Palin, durante la campagna, non ha perso occasione per gettare fango su Obama e ha chiarito di non aver cambiato idea su di lui. E' infatti ancora convinta che abbia avuto rapporti con un "irriducibile terrorista" (William Ayers, che il presidente eletto conobbe negli anni 60 a Chicago, ndr) ma e' pronta a passarci sopra se il presidente la chiamera' a collaborare in materie come la sicurezza energetica o le attivita' a sostegno dei bambini con handicap.
(fonte larepubblica.it)
Intanto è sempre meglio precisare che Obama negli anni 60 era appena nato ed è ben difficile pensare che fosse consapevole di chi fosse questo Ayers.
E, un'altra cosa, probabilmente affidarsi a Sarah Palin non è propriamente un'idea brillante...

Il più fiero anticomunista


S.B. ha fatto della lotta al comunismo uno dei suoi cavalli di battaglia. Da sempre. Comunisti di qui, comunisti di là, immagino se li sognasse pure di notte, visto che non parlava d'altro. Adesso un pò ha smesso, anche se ogni tanto li ritira fuori. Forse le notti in cui dorme male e li sogna, ha anche necessità di nominarli. Citando gli arctic monkeys, son sempre stati il suo favourite worst nightmare. Comunque. Il punto è un altro. Putin, ex presidente della Russia, ex kgb, attuale primo ministro russo, diciamo che non è sinonimo di discontinuità con la storia dell'Unione Sovietica. In questi anni in Russia ci sono stati tantissimi giornalisti uccisi, giornali chiusi, elezioni quasi plebiscitarie, arresti tra gli oppositori. Non propriamente un segnale di democrazia. Ma vabbè. L'amicizia tra Putin e Berlusconi non è mai stata in discussione e adesso con Medvedev non cambia assolutamente nulla. Ovviamente. Peccato che S.B. si faccia promotore di democrazia, libertà e tante altre belle parole, per lui vuote. Peccato che in Russia ancora non sia possibile parlare di democrazia, libertà di stampa e di parola. E oggi altre belle dichiarazioni. "La Federazione russa è stata provocata", provocata "con il progetto di collocare i missili in Polonia e Repubblica Ceca, e con il riconoscimento del Kosovo così come con l'ipotesi di un ingresso di Ucraina e Georgia nella Nato". Sembra di sentir parlare un giornale filogovernativo russo. Comunque, il perchè Berlusconi appaia come il massimo alleato occidentale dei russi, lui il più fiero anticomunista tra i leader occidentali, rimane un mistero. O forse no.

The Burning Plain. Guillermo Arriaga


Non avevo eccessive aspettative dalla prima regia di Arriaga, più che altro curiosità, anche perchè Babel mi è piaciuto moltissimo, così come 21 grammi non mi ha detto assolutamente nulla. Certo qui non c'è Innarritu alla regia, e già questa è una notevole novità, ma gli ingredienti sono sempre gli stessi. Storie che si intrecciano molto abilmente, qui sono 3, fotografia molto diversa, a seconda dell'ambientazione, un evento catastrofico a far da collante al tutto e a far riconvergere tutti i personaggi. La sceneggiatura di Arriaga è il maggior punto di forza della pellicola, i personaggi, con tutti i loro problemi, paure, indecisioni e drammi del passato, sono caratterizzati bene e, nella scelta dei collegamenti tra le varie situazioni ci sono sicuramente meno forzature che in altre pellicole. Il discorso si fa inoltre più fluido e coinvolgente, anche perchè il film non è eccessivamente lungo. Brava la Theron, bene il resto del cast, diretto senza particolari eccessi da Arriaga.
7,5/10

martedì 11 novembre 2008

Fastidi cinematografici (2). La traduzione dei titoli


Quante volte capita di rimanere meravigliati di fronte all'assurdità della traduzione dei titoli italiani. Sopratutto confrontandoli con il titolo originale. Inizio qui una piccola lista di fantastiche schifezze. Che spero si possa allungare anche grazie ai suggerimenti che arriveranno.

The holiday - L'amore non va in vacanza.
come ridicolizzare un titolo
There will be blood -
Il petroliere.
come semplificare e banalizzare un titolo
Analyze This - Terapia e pallottole
Analyze That - Un boss sotto stress
Lost in translation - L'amore tradotto
questo bisogno di mettere sempre in mezzo l'amore..
Cassandra's dream - Sogni e delitti
abbiamo sempre il bisogno di semplificare tutto. ma gli italiani son scemi ?
Intolerable cruelty - Prima ti sposo, poi ti rovino
questa è una delle schifezze maggiori..
Leatherheads - In amore niente regole
ancora sto bisogno d'amore..
Entre les murs - La classe
sempre per banalizzare..
Home alone - Mamma ho perso l'aereo
anche qui c'era il bisogno di un titolo stupido..
The burning plain - Il confine della solitudine
dalla pianura che brucia al confine della solitudine.. ma perchè ?
Walk the line - Quando l'amore brucia l'anima
ancora amore.. ma si incassa solo così ?
Bend it like Beckham - Sognando Beckham
solita banalizzazione..
The Curse of the Golden Flower - La città proibita
la maledizione del fiore d'oro diventa un titolo italiano banalissimo
Dead poets society - L'attimo fuggente
titolo italiano non brutto.. ma si perde comunque molto..
Vertigo - La donna che visse due volte
anche in passato...
.. e the top of the tops
The eternal sunshine of the spotless mind - Se mi lasci ti cancello
L'eterna luce di una mente immacolata diventa in italiano qualcosa di abominevole, sicuramente per cercare più spettatori. ma l'effetto non può che essere contrario.. Che schifo!

E comunque ne seguiranno altri..

fastidi cinematografici


al cinema si sa possono entrare tutti. gli unici divieti riguardano i minori quando un film è vietato. per il resto non c'è alcuna possibilità di selezione. e tu non hai neppure alcun potere sulla scelta di chi trovare vicino, può capitarti chiunque. purtroppo. spesso capita che chi si siede vicino a te sia una persona tranquilla, scambia ogni tanto qualche frase, cerca di farlo sottovoce, non disturba e mai si sognerebbe di farlo. ma sempre più spesso ti capita vicino quello che parla, ininterrottamente, che sente l'impellente bisogno di commentare, immediatamente, qualunque cosa succeda sullo schermo. perchè viene da chiedersi. perchè non te ne sei rimasto a casa ? non avevi altro di meglio da fare ? se vuoi parlare perchè non rimani fuori, perchè non vai da un'altra parte ? proprio al cinema devi andare ? come si può avere pazienza con certa gente ? ma poi, dico, non puoi aspettare che il film finisca per parlare ? cambia qualcosa ? hai così tanta fretta ? vabbè fine delle lamentele, ma certe volte sono inevitabili..

domenica 9 novembre 2008

Si può fare. Giulio Manfredonia


1983. La legge Basaglia era entrata da poco in vigore quando un sindacalista viene nominato direttore di una cooperativa nella quale lavorano numerose persone affette da vari tipi di handicap mentali. Dopo le titubanze iniziali, la cooperativa si specializza nell'installazione di parquet. Ovviamente il perscorso non sarà semplice, sorgeranno numerosi problemi, però l'esperienza sarà positiva per tutti. Dal sindacalista, ai malati, fino ai medici. La storia è piuttosto semplice e si sviluppa in modo chiaramente prevedibile e abbastanza schematico. Inoltre la caratterizzazione dei personaggi è piuttosto debole e alcune situazioni sono poco approfondite. Ciò non toglie che il film sia decisamente piacevole da seguire, diverta e faccia anche rilfettere in modo intelligente sul tema della chiusura dei manicomi e dell'abuso dei farmaci per tenere tranquilli i "matti". Convince decisamente più la prima parte, meglio sviluppata e più incisiva, nella seconda invece si tende troppo a cercare una facile emozione e si eccede un pò con la lunghezza. Buono il cast, Colangeli su tutti, molto buona la direzione degli attori di Manfredonia.
6,5/10

sabato 8 novembre 2008

Ode to J. Smith - Travis


il ritorno della band scozzese, dopo solo un anno dall'uscita dell'ultimo album, è una sorta di parziale ritorno alle origini. la chitarra è molto più aggressiva del solito, il tentativo di evitare di scrivere pezzi eccessivamente melodici evidente, il risultato convince, anche se non del tutto. manca, ed è un'assoluta novità per i Travis, un singolo trainante, un pezzo che più di tutti rimanga in testa, e questo non è certo automaticamente un problema, si nota anzi un certo livellamento della qualità delle tracce, qualità non eccelsa ma comunque di livello. peccato che la seconda parte dell'album non sia all'altezza della prima, sia più banale e anche meno coraggiosa. Molto interessante il pezzo che conclude l'album, before you were young, bella la melodia di song to self, ma purtroppo si dimentica in fretta. Ode to J. Smith si può quindi promuovere, i Travis rimangono una band piacevolissima da ascoltare, peccato però che da quattro album a questa parte manchino gli acuti che potrebbero trasformare dei discreti album in prodotti ben migliori.
6,5/10

New York, l'America


L'America è una grandissima nazione, piena di contraddizioni e ricca di opportunità. Con profondissime differenze non solo tra una parte e l'altra del paese, ma anche tra zone molto vicine tra loro. E' un paese dove convivono persone di ogni etnia, dove tutte le minoranze sono rappresentate ed è un paese che negli ultimi decenni è riuscito a compiere importantissimi passi in avanti. Rimane, da parte del resto del mondo, una sostanziale diffidenza nei confronti di quanto capita laggiù, ma è innegabile come pochi paesi al mondo siano riusciti ad attirare l'attenzione, positiva e negativa che sia, come son riusciti a fare gli Stati Uniti d'America. Molti si definiscono filo-americani, altri anti-americani, definizioni queste dal significato piuttosto oscuro e insensato, l'America è una nazione troppo grande e complessa per poter risolvere così semplicemente il problema. Nell'immaginario collettivo la città maggiormente rappresentativa degli Stati Uniti non può che essere New York e, vorrei proporre tre domande di un'intervista rilasciata da Paul Auster, scrittore e regista che vive nella Grande Mela, in cui ben si esemplifica, a mio avviso, la direzione verso cui stanno andando gli Stati Uniti in questo periodo.

-Un paese diviso in due: ma qual'è la vera America in cui si troverà a operare Obama per i prossimi quattro anni ?

La vera America secondo me è New York. Gli americani pensano che sia un'isola che appartiene all'Europa e che non ha nulla a che vedere con la realtà della maggior parte del Paese. Io sono di parere diametralmente opposto. New York è un crogiuolo eterogeneo di razze dove il 40 per cento della popolazione è nata fuori dagli Stati Uniti. Siamo otto milioni di persone che vanno piuttosto d'accordo, benchè ci sia un potenziale di tensioni etniche e razziali. E' un miracolo invece che ci sia così tanta armonia nella nostra città e penso che questo possa essere un'ispirazione per i prossimi quattro anni, perchè Obama impersona questa America multirazziale che deve cercare di andare d'accordo con se stessa.

-
Lei sta dicendo che l'identità dell'America è cambiata e che Obama è lo specchio di un multiculturalismo diffuso ?

Si. E' un fenomeno che osservo con mia figlia Sophie. Ha 21 anni, va al college, lei e i suoi amici sono "un-racist".

- E' un neologismo

Intendo dire che non solo non sono razzisti, ma non si pongono neppure il problema. E' come se per loro il colore della pelle non esistesse. E' lo stesso atteggiamento che hanno nei confronti del sesso. Per loro l'orientamento gay è un'identità su cui non vale neppure soffermarsi a riflettere, tanto è insito nella loro cultura. Va al di là della tolleranza. E' un atteggiamento di totale identificazione con il multiculturalismo.

(Da L'Espresso, 13 novembre 2008)


venerdì 7 novembre 2008

Obama presidente, analisi di una vittoria.


Obama ha vinto. E’ lui il nuovo presidente della più grande potenza mondiale. Il presidente numero 44, il primo presidente di origini afroamericane. E questa è la notizia più rilevante, oltre ad essere il motivo per cui qualcuno, sottovalutando la straordinaria crescita culturale e di mentalità del paese, riteneva non fosse possibile che Obama.. continua qui

giovedì 6 novembre 2008

Slipway fires - Razorlight


noia e delusione, altro è difficile trovare nell terzo album in studio dei Razorlight. noia perché il disco è un susseguirsi continuo di canzoni molto simili tra loro e, a tratti, anche piuttosto irritanti. delusione perché il primo disco dei Razorlight era un ottimo disco indie, e le speranze per una carriera ben diversa erano assolutamente lecite. qui non si capisce che direzione si voglia prendere, se si tratti di un album indie o si punti a un mercato decisamente più vasto. quel che è sicuro è che c'è una continua ricerca della melodia, che non viene trovata spesso e che il risultato non convince se non, in modo molto parziale, in pochissimi pezzi. difficile avere voglia di riascoltarlo molte volte..
3,5/10

mercoledì 5 novembre 2008

Le scaphandre et le papillon. Lo scafandro e la farfalla. Julian Schnabel


La vera storia di Jean Dominique Bauby, colpito da ictus nel dicembre del 1995. Al momento del suo risveglio Bauby, direttore della rivista Elle, scopre di poter muovere soltanto una palpebra, quella sinistra. Nonostante questa situazione Bauby non si arrende e riuscirà a dettare i suoi pensieri, che diventeranno un libro. La prima parte del film è un'esperienza angosciante, noi vediamo quello che succede attraverso l'occhio del protagonista, sentiamo i suoi pensieri, Schnabel sceglie quindi di di farci entrare nella stessa situazione in cui si trovava Bauby al risveglio dal suo incidente. Successivamente cambia la prospettiva, ci fa anche vedere Bauby, non più attraverso Bauby, utilizzando anche numerosi flashback per presentarci il personaggio e la sua vita, citando anche più o meno velatamente altre pellicole del passato, per esempio Singin' in the rain o i 400 colpi. Se la prima parte della pellicola è quasi insostenibile, per l'atroce situazione in cui si trova e per la fantastica abilità di Schnabel nel presentarcela, la seconda è più "semplice", quasi liberatoria, ma non certo meno efficace. Grandissimo poi è Schnabel nell'evitare accuratamente qualsiasi traccia di patetismo e nell'evitare qualunque facile commozione. Meraviglioso il cast, eccelsa la regia di Schnabel. Uno spettacolo incredibile per gli occhi e per la mente, un film pazzesco, un'emozione assoluta.
10/10

Tutta la vita davanti. Paolo Virzì


Grandissima commedia, spassosa, intelligente, ma decisamente profonda. Un ritratto agrodolce dell'Italia attuale, diretto alla grande, scritto forse ancora meglio.
Bravissimo Virzì a scegliere un tono grottesco e paradossale, ottimo il cast, in cui spicca Isabella Ragonese, davvero una piacevolissima scoperta.
Durante la visione si ride molto spesso, ma alla fine rimane solo una grande tristezza e molto amaro in bocca.
Uno dei film italiani migliori degli ultimi anni.
8,5/10

Obama il presidente numero 44.


Obama è il presidente numero 44 degli Stati Uniti d'America. Obama è il primo presidente nero degli Stati Uniti d'America, a pochi decenni dal supermaneto della segregazione razziale. Obama è il primo candidato presidente democratico che, dopo oltre 40 anni, è riuscito a vincere in stati repubblicani quali Indiana e Virginia, cambiando la geografia politica degli Stati Uniti. E' il presidente che dimostra il profondo cambiamento politico in atto negli Stati Uniti, dove il voto delle minoranze, quello dei neri e degli ispanici, condiziona, come mai aveva fatto, lo scenario politico nazionale.
E' il primo presidente che abbia usato sopratutto internet come mezzo pubblicitario più importante nella sua campagna. E' stato un anno intenso, pieno di sorprese, molto interessante. Ed è finito come in pochi si sarebbero aspettati all'inizio. Adesso sta a lui dimostrare di meritare il sostegno amplissimo che ha ricevuto dalla popolazione.